Non c'è più differenza fra la vita e la morte in un mondo fatto di gente impegnata ad inseguire chimere che sempre più perdono il fascino di un tempo, quando ancora i sogni erano cibo per l'anima, quando ancora i sogni aiutavano a vivere. In questo scombussolio di eventi non si fa o non si vuole fare più distinzione, là dove la distinzione è obbligo morale. Eventi come la vita e la morte messi alla stessa stregua, trattati con la stessa indifferenza l'una per compensare il vuoto dell'altra.
Una ragazza muore in un pomeriggio di sole davanti a tanta gente e dopo due ore tutto prosegue incredibilmente. Certo qualcuno potrebbe pensare: "tutti i giorni c'è gente che muore", è vero ma non tutti i giorni qualcuno si butta dalla Torre di Pisa.
Eppure dopo solo due ore, il tempo di ripulire il fattaccio e via con l'andirivieni turistico perchè "the show must go on" in nome di un bisness che non può e non deve essere interrotto.
Quando non si fa più distinzione, quando tutto è anestetizzato dai luccichii delle chimere illusorie è il caso di porsi delle domande. L'insensibilità prosciuga la linfa vitale unendo la vita e la morte in una sorta di condizione statica, fare la differenza diventa solo più un optional di gente retrò.
Arcobaleno
Il pezzo che ho scritto è riferito solo ed esclusivamente alla decisione di riaprire dopo la tragedia il Monumento al pubblico e non a giustificare e/o giudicare in qualche modo il suicidio, gesto che NON CONDIVIDO a priori perchè rinnegare la vita è per me la prima vera fonte di morte interiore.





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